LE PAROLE IN SCENA: la sintesi dei sensi - Alessio Castiglione
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LE PAROLE IN SCENA: la sintesi dei sensi

“La serata di stasera” – apre Preziosa Salatino – “si svolgerà in modo un po’ diverso dal solito…”

 

In effetti di diversa c’è un’atmosfera bipartita nella sala: da un lato il pubblico – curioso, attento, trepidante – dall’altra Gaia, Nora, Roberto, Giuseppe, Tancredi, Preziosa e Alessio, soprattutto Alessio, toccati da una palpabile apprensione dovuta all’importanza di questo momento, alla responsabilità di rappresentanza che hanno in questo momento; da questa, io, mi sento completamente dispensato.

Sarò solo una comparsa – mi dico – un supporto al loro protagonismo.

 

Mi diverte anche un po’ pensare a quanto siano stati messi in difficoltà dalla scelta dei temi, stavolta individualizzati, resi specifici allo scrittore, e pertanto ancor più pesanti di un’imminente messa a nudo di questi, stavolta da solo, con tutti. Mi diverte pensarci sulle note leggere e briose di Giorgia ed Angelo, che concentrano ma rilassano, eppure i cinque non sembrano trarne che pressione: sentono gli occhi di tutti addosso a loro. Chissà come dev’essere.

 

Ne ho un assaggio proprio ora che l’inesorabile metronomo di Live è partito: non ho che un istante per far suonare il corno che imbraccio, devo cogliere proprio quello. E ormai ho incuriosito tutti: con uno spettacolo di luci e riflessi d’ottone che stanno per cedere posto alla musica. Ecco, un po’ di pressione adesso è su di me, ma non mentirò, ci sono abituato. Sembra solo un gioco in confronto alle mie ultime esperienze. Ora che ci penso la mia mente si è rilassata, e sono solo al secondo accordo. La mia mente ha trovato spazio per la gioia, la gratitudine, l’amore, e li ha posti su quel flusso sonoro che dirigo verso i volti del pubblico: il mio interlocutore. Il corno è solo un veicolo per ora, ma bisogna dargli credito: è lui che mi permette di parlare e di guardare il viso di chi ascolta. E di Roberto. Guardo il suo – di viso – per un istante, mentre adagio lo strumento a terra, e mi accingo a premere i pulsanti di una batteria virtuale: così fuori tempo e così fuori stile che mi vergogno di averli indelebilmente impressi su una scheda di registrazione. Ma dovevo passare all’energia, in un modo o nell’altro, perché quella serviva a me e ad alcuni dei cinque. Ecco, magari non a Roberto.

 

Ma la vera emozione è stata dopo, quando non sono più stato comodo: Alessio mi ha porto un quadernetto nero, mi ha detto di scrivere. Ora lo sento cosa provano i cinque. La musica è introspettiva, codificata, labile. Le parole sono comunicazione pura. E comunicare me a 60 persone non è facile. Non l’ho mai fatto, non in questo modo. Ho voluto approfittare allora, di questo discomfort: ho voluto aprirmi e rendermi vulnerabile con la riconoscenza, con l’affermazione dell’importanza degli altri: della comunità. E ho voluto sfogarmi – per la prima volta – come avevo sempre desiderato fare. Uno sfogo permesso da me e da tutti, che per la prima volta è avvenuto verso chi non mi ha mai dichiarato amore, o fiducia, o fedeltà. È stato il mio primo sfogo verbale, e credo che sia stato giustapposto in una cornice di opere d’arte – i cinque scritti – che hanno completato un’armonia con cinque note: Amore, Forza, Fede, Bellezza ed Eleganza.

 

Le parole in scena, come incontro fra scrittura e teatro, è stato un incontro surreale in un posto che non c’è e dove solo le parole grandi come bellezza riescono a circondarlo. È stata un opera di r(esistenza) a rimanere umani, come scopo da raggiungere e non come dato di fatto, in un contesto ormai cosi liquido e viscoso che impone l’inapplicabilità della legge dei vasi comunicanti nelle emozioni. Grazie alle poesie, alle narrazioni, alla scelta di voler rimanere anche se solo per poco emozionabili ci si riscopre spesso frammentati sia per chi scrive, sia per chi riceve. Ed io da partecipante attivo, mi sono scoperto nudo, di quella nudità pura di Adamo, che dopo aver mangiato un frutto nascosto, inizia a scegliere con cosa coprirsi. Ecco, io mi sono coperto di parole.

 

E se queste parole sono state perle di collana allora abbiamo mostrato il gioiello più luccicante del mondo. Da bambino stavo sempre sotto ai tavoli, Giovedì sera invece sono rimasto bambino ma ho realizzato il mio sogno senza nascondermi mai: completarmi delle emozioni degli altri, con il mio fiato, con il mio inchiostro. E allora lì ho capito che era quello che volevo fare per sempre. Legare empaticamente con tante persone e farle piangere, ridere e riflettere, quella sera lì ci siamo riusciti e al di là del bene, del male, delle torte (meravigliose), degli alcolici, delle ansie e delle lacrime, ripeterei tutto infinite volte, per scrivere infinite lettere d’amore e di fede a mia mamma.

 

Una serata pervasa di luce, diversa da qualsiasi altra alla quale abbiate mai partecipato.

Un regalo a scatola chiusa, sia per il pubblico che per i teatranti.

Che teatranti davvero non siamo stati, non ci è stato offerto nessun copione, nessuna scaletta, solo la promessa di poterci esprimere in piena libertà.

Ed è in piena libertà che il pubblico ha deciso di partecipare con noi a questo atto di coraggio.

Noi abbiamo scritto per loro, loro con noi e per noi.

 

Ed in perfetto silenzio, accompagnati dalle sole note dei nostri musicisti, si è consumata la loro sorpresa e la nostra, la loro curiosità e la nostra paura di non poter fare abbastanza.

Le parole protagoniste e noi, pubblico e “teatranti”, sopraffatti dalla loro bellezza.

 

In quel piccolo luogo teatrale

Tante anime dense di suoni e parole,

In un solo nodo unite alla luce

Della ribalta dei propri pensieri

 

Cinque anni fa non me lo sarei immaginato, però lo aspettavo. Ho atteso tutta quella gente ad ascoltare, a creare. Ho atteso gli applausi, le sinergie. E ho avuto tutto ciò e più durante “Le parole in scena”. Non ce l’avremmo fatta senza ciascuno di noi per l’altro. Vedere le lacrime e l’emozione di chi ringrazia per questa bellezza, è stato troppo. Tutto un tesoro incastonato nella nostra piccola comunità che ci libera.

 

Ogni sedia, ogni luce, ogni suono è diventata una parola. Le persone: una parola. Io: una parola, sola: grazie. Ho dato l’incipit; ma.

Da sola la parola detta rimane inascoltata, insieme le parole dette arrivano lontano, trasformano il mondo. Creando nuove mappe. Possono persino avere un livello più alto del sogno.

 

È stato un attimo irripetibile, ma vorrei che si ripetesse.

 

“Le parole in scena: un incontro fra scrittura e teatro”

Sintesi dei sensi di: Geronimo Cappelli, Giuseppe Scuderi,

Roberto Marrone, Gaia Garofalo,

Tancredi Puleio, Nora Pollarolo,

Alessio Castiglione

Foto di: Giulio Gallo Gallo

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